La Cooperativa Sociale Santa Rita – onlus (1992-2012)

Nel 1989 la nostra parrocchia diede la disponibilità ad accogliere un gruppo di ragazzi con handicap psico-fisico, già inseriti in un progetto del Decanato Barona, in cerca di spazi per svolgere la loro attività.

Un gruppo di famiglie con alle spalle un percorso di crescita spirituale si mise al fianco dell’educatrice in un servizio di volontariato che vide concretizzarsi il desiderio di dedicare parte del proprio tempo agli altri.

Nell’arco di alcuni mesi ci rendemmo conto delle immani difficoltà, soprattutto economiche, che avremmo dovuto affrontare per portare avanti un progetto bellissimo, ma sicuramente al di sopra delle nostre forze. Era il momento in cui si stavano mettendo a punto le leggi che avrebbero regolamentato il mondo del volontariato e dell’associazionismo e tutto ciò contribuiva a rendere più difficili le scelte in un panorama piuttosto caotico. D’altra parte ci eravamo resi conto dell’impossibilità di rinunciare a dare vita a questo progetto vista la quasi totale assenza delle istituzioni da una parte e l’estrema richiesta delle famiglie dall’altra.

Infine nel marzo del 1992, con l’approvazione e il sostegno dei Padri Agostiniani, si decise di fondare la Cooperativa Sociale Santa Rita, consapevoli di aver bisogno di tutto e di tutti; ci affidammo alla nostra patrona Santa Rita che mai come in quel momento fu invocata come Santa degli impossibili. La Cooperativa andò consolidandosi nel corso degli anni fino ad accogliere a tutt’oggi un gruppo di ben 31 fra ragazzi e ragazze dai 18 anni in su, in prevalenza affetti dalla sindrome di Down.

All’inizio riuscimmo ad ottenere un contributo dall’ufficio della Curia Diocesana che si occupava di sostenere le cooperative al momento della loro nascita

Dopo alcuni anni di lavoro, la Cooperativa venne interpellata dal Comune di Milano, insieme ad altre sette associazioni, per fare da pionieri in un progetto di Formazione all’Autonomia (detto SFA) riconosciuto e quindi finanziato in parte dall’Ente Pubblico. Le nuove disponibilità economiche ci permisero di ampliare le attività rivolte ai ragazzi attraverso il lavoro di nuovi educatori.

Nei primi tre anni i ragazzi erano accolti in un locale situato sotto il Santuario, adibito in precedenza a teatro

Nel frattempo i Padri Agostiniani avevano fatto costruire una palazzina nel cortile dell’Oratorio con lo scopo prioritario di offrire alla Cooperativa dei locali che rispondessero alle norme in vigore riguardanti l’accoglienza di persone con inabilità psicofisica.

Attualmente sono presenti in Cooperativa, oltre ai 31 ragazzi beneficiari del servizio, una responsabile coadiuvata da 6 educatori, da alcuni specialisti e da un gruppo di circa 30 volontari.

Oltre alla didattica per il mantenimento della strumentalità di base (leggere, scrivere e far di conto), vengono proposte varie altre attività quali: arteterapia, teatro, ascolto della musica, manipolazione della creta, yoga ecc.. Fondamentale per lo sviluppo psico-fisico dei ragazzi è stata, ed è, l’attività di ergoterapia, svolta attraverso l’assemblaggio di piccoli giocattoli di plastica che una ditta ci fornisce. La finalità del lavoro è quella di abituare i ragazzi a rispettare i tempi, a sviluppare la manualità e soprattutto a scoprire la dignità che si conquista attraverso il proprio impegno. Il ricavato viene distribuito ai ragazzi come “paghetta” in proporzione al lavoro svolto.

Nel 2010 la Cooperativa, con la partecipazione a due bandi, ha ottenuto l’accreditamento per il Servizio Centro Socio Educativo (CSE) e Servizio di Formazione all’Autonomia (SFA).

Presidente della Cooperativa è, come da consuetudine, un Padre Agostiniano della comunità di Milano (il Parroco). Notevoli sono e sono stati i risultati ottenuti nella crescita e nella maturazione dei nostri ragazzi. Trascorrere la loro giornata in un ambiente accogliente e sereno, instaurare rapporti di amicizia con coetanei e con adulti, impegnare il loro tempo in attività utili e interessanti, vivere insieme momenti di festa, imparare a superare piccole frustrazioni, li ha resi più autonomi e consapevoli.

L’accoglienza in Cooperativa dei ragazzi, di riflesso, diventa anche sollievo e aiuto alle famiglie che sono supportate anche da uno scambio continuo attraverso riunioni periodiche e colloqui con la Coordinatrice responsabile. Inoltre esiste la possibilità, per i genitori che lo desiderano, di un incontro mensile con la psicologa.

Ormai la realtà della Cooperativa è conosciuta sul territorio ed è inserita in modo vitale nella comunità della Parrocchia e del Santuario. Ogni prima domenica del mese la Santa Messa delle ore 10 è animata dai ragazzi e dagli adulti che partecipano alla vita del Laboratorio.

Al di là della presentazione della Cooperativa come istituzione, esiste una realtà molto più importante che è quella delle persone che qui vivono parte della loro giornata e di quelle che offrono il loro tempo e la loro disponibilità. All’interno del Laboratorio, attraverso la reciproca conoscenza, si è venuto a creare un clima di collaborazione e di solidarietà tra tutti coloro che vi operano con l’unica finalità di far stare bene i ragazzi e le loro famiglie. Ciascuno si è assunto il proprio ruolo che mantiene con fedeltà e rispetto nel confronto di tutti gli altri.

In questi anni molto è stato fatto, ma molto sicuramente si potrà ancora fare con l’aiuto di Dio. L’impegno e la dedizione dei volontari sono tali che, visti dall’esterno, possono sembrare una provocazione, specialmente nel mondo attuale in cui ogni gesto vuole un tornaconto ed in cui dilagano disinteresse, violenza e noia. Ma cos’è che spinge a spendere tempo, energie e talvolta anche denaro a titolo gratuito? L’impegno di tempo e di attenzione è abbondantemente ricambiato dal rapporto che si instaura con i ragazzi che ci manifestano il loro affetto, dall’amicizia con le loro famiglie e, per alcuni di noi, dalla consapevolezza di rispondere ad una precisa chiamata di Dio. Ritrovarsi insieme con i fratelli che operano in altri ambiti diventa condivisione e arricchimento reciproco, diventa un riconoscere che uno solo è lo Spirito che ci muove e che ci anima.